L’assicurazione si innova con l’internet delle cose

domotica; wereable; big data; black box

Le assicurazioni nella vulgata più genuina sono quanto di più old economy possa esistere. Nell’immaginario collettivo le forme più comuni sono la telefonata dell’assicuratore, il porta a porta e il modulo di carta da firmare. Eppure, forse solo dopo la salute, sono il settore che ha in questo ultimo anno mangiato più digitale e tecnologia. I primi a saperlo sono gli addetti al lavoro.

Accenture non a caso si è inventata un nuovo neologismo, “Insurer of Things”, per affermare che il tradizionale modello di business del settore insurance sarà rivoluzionato. L’ingresso di sensori, videocamere e oggetti connessi a internet ha moltiplicato le informazioni che vengono registrate e digitalizzate. Black box, registratori digitali nell’auto e l’utilizzo di analytics e quindi di algoritmi in grado di elaborare grandi molti di informazioni consentono di estrarre valore e senso da questi dati. La convergenza di questi due trend tecnologici consente agli “assicuratori” di avere più informazioni sui propri clienti. Non solo: in base all’analisi delle abitudini e dello stile di vita le assicurazioni sono in grado di proporre incentivi tariffari e ridurre i rischi legati alle frodi sui risarcimenti. Da qui l’interesse per le tecnologie. Le assicurazioni, che sono state una grande invenzione della borghesia commerciale sono oggi il settore più attento a mettere mano al proprio modello di business. E le startup sembrano il veicolo più adatto per portare dentro i colossi un sapere che non hanno storicamente mai frequentato.

Dall’inizio del 2010, secondo Cb Insights, le startup tecnologiche specializzate nell’assurance hanno raccolto 2,12 miliardi di dollari. La curva è sempre più ripida. Nei primi cinque mesi del 2015 gl investimenti sono già saliti a 831 milioni di dollari. Tanto che quest’anno si parla serenamente di record per l’insurance tech.

Le aziende del settore che hanno lanciato servizi legati a tecnologie basate sull’Internet of Things sono triplicate rispetto al 2014. E, come scrive Accenture, il 43% degli assicuratori ha già acquisito startup, o ha in programma di farlo a breve.

Attualmente il mercato per metà è composto di startup che si occupano di sanità e quindi di dotare le compagnie assicurative di analytics e servizi cloud per l’elaborazione di dati sanitari. La restante fetta se la dividono l’automotive, la casa e la protezione della persona.

In Italia però secondo il report “Digital Future – How ready are Italian Insurers” (ricerca condotta da Celent per RGI – ndIMC) solo il 5% delle compagnie assicurative ha completato l’attuazione della propria strategia di innovazione tecnologica.

Eppure, non mancano i giganti più visionari. Generali a luglio ha acquisito MyDrive Solutions, startup inglese che opera nel campo del Big data per la profilazione degli stili di guida. Quest’anno è stata inserita nella classifica del Mit Technology Review delle 50 aziende più smart del pianeta. E non mancano possibili ostacoli sul piano regolatorio. L’utilizzo dei sensori ha da subito sollevato perplessità sul fronte della privacy, soprattutto perché si usano informazioni sensibili legate alla salute. «I nuovi dispositivi– ha dichiarato Valter Trevisani, group head of Insurance & Reinsurance di Generali –forniscono molti dati utili che permettono un’offerta ritagliata esattamente sulle esigenze di ogni singolo cliente. I dati raccolti che noi trattiamo nel pieno rispetto della privacy sono analizzati e trattati garantendo la massima sicurezza e protezione, in un rapporto esclusivamente one-to-one tra società e cliente, e nel pieno rispetto delle previsioni di legge».

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